aprile 30, 2018 2 minuti di lettura

È la seconda metà del XVI secolo e a Venezia imperversa la peste, che riesce a mietere quasi 50000 abitanti, per un ammontare corrispondente a circa il 30% della popolazione. La città, annichilita dalla violenta epidemia, non può che sperare in un qualche inaspettato miracolo. Nel 1576, quando il peggio sembra ormai inevitabile, il Senato della Repubblica di Venezia, rivolgendo le proprie preghiere ad un salvifico intervento divino, commissiona al celebre architetto Andrea Palladio il disegno di una chiesa votiva. Il progetto darà vita a uno dei massimi capolavori della Venezia rinascimentale, ovvero la maestosa Basilica del Redentore, anche conosciuta più semplicemente come “Il Redentore”. La chiesa Romano-Cattolica si erge sulle sponde del Canale della Giudecca, nel sestiere di Dorsoduro. Non si tratta solo di una struttura attribuita ad una delle più eminenti personalità culturali dell’epoca, ma anche di una vera e propria teca delle meraviglie: al suo interno si possono infatti ammirare le portentose opere di artisti quali Tintoretto e Veronese. La facciata della Basilica si ispira al Pantheon di Roma e i 15 gradini all’entrata costituiscono una referenza al Tempio di Gerusalemme.

L’indissolubile legame che unisce la città sull’acqua all’edificio non ci deve sorprendere; esso rappresenta infatti un prodigio, un segno della pietà divina in un momento di sofferenza e disperazione. La Basilica del Redentore è un simbolo di devozione, gratitudine e fede. Dal 1577, la terza domenica di luglio, si tiene annualmente un evento ormai radicato nella storia lagunare, durante il quale i veneziani si riuniscono in una pittoresca processione accompagnata dalla vivace magia dei fuochi d’artificio. Tale usanza deve le sue origini a un episodio che vide come protagonista il Doge Sebastiano Venier; egli decise di percorrere la strada fino al tabernacolo lungo un ponte di barche che attualmente connette la Giudecca al resto di Venezia. Durante questo periodo dell’anno, la città ha l’occasione di sfoggiare uno dei suoi lati più affascinanti: nel fermento di chi è impegnato, secondo il costume, a decorare la propria barca, Venezia viene agghindata con ghirlande e palloncini, creando uno scenario quasi ipnotico.

La popolazione locale non è però la sola ad essere coinvolta nei festeggiamenti. I turisti possono assistere a loro volta allo spettacolo della Venezia notturna e prendere parte a una delle celebrazioni più rappresentative del territorio, lasciandosi incantare dal gioco di luci che ha luogo tra cielo e laguna, tra i fuochi che intrattengono le folle fino a tarda notte e i riflessi variopinti che serpeggiano sulla superficie dei canali.

In questa straordinaria opera sono racchiusi arte, tradizione e un messaggio di speranza per l’umanità: la Basilica del Redentore è ancora oggi uno dei luoghi più riconoscibili e amati di Venezia e racconta una storia che alberga da sempre nella sua anima immortale.

A presto,

Il Team di Meccaniche Veneziane

Federica Filippi

 

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Meccaniche Veneziane
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